Fornirà agli utenti delle risposte più pertinenti e dei contenuti di qualità superiore.

Google lancia il Bidirectional Encoder Representations from Transformers (BERT), una nuova tecnica che permette di eseguire ricerche con un linguaggio più naturale, come se si stesse parlando a qualcuno. La novità è stata attivata inizialmente per la lingua inglese americana ma, da meno di un mese, è disponibile anche per le ricerche in italiano.
BERT si basa sulle reti neurali applicate alla gestione del linguaggio naturale. L’idea è quella di analizzare una frase nel suo insieme, invece di prendere ogni elemento a se stante. In questo modo è possibile estrarre le vere e proprie richieste degli utenti, analizzandone anche il contesto.
«Uno dei più grandi salti in avanti nella storia di Google Search», così l’ha definito Pandu Nayak, vicepresidente di Google Search. Al momento del lancio, il colosso di Mountain View ha parlato di effetti sul 10 per cento delle query di ricerca in inglese negli Stati Uniti.

A cosa serve Google BERT

L’aggiornamento è utile soprattutto per le query più lunghe e conversazionali, oppure per le ricerche in cui le preposizioni hanno un’influenza sul significato. Prima di BERT, l’algoritmo non riusciva a comprendere bene il contesto delle parole nella stringa di ricerca, mentre ora è possibile fare ricerche nel modo più naturale e personale. Ad esempio, per una ricerca tipo “un viaggiatore brasiliano negli Stati Uniti ha bisogno di un visto”, in passato i risultati avrebbero mostrato prima i contenuti per gli americani che vogliono viaggiare in Brasile, mentre con lo sviluppo di BERT vengono fornite informazioni su come un brasiliano può ottenere un visto per gli Usa.

Nessun intervento sui siti web

La funzione di BERT è di aiutare Google a capire meglio le ricerche degli utenti e il search intent nascosto dietro al linguaggio naturale. Non è dunque necessario ottimizzare le proprie pagine web cercando di farle calzare al nuovo sistema. Bisogna soltanto prendere atto del cambiamento e smettere di pensare al SEO copywriting come a una scrittura finalizzata alle macchine e al motore di ricerca. L’utente reale deve tornare al centro dell’attenzione.
Il consiglio è di continuare a produrre contenuti di qualità e di rendere speciali le proprie pagine attraverso informazioni utili. «Se abbiamo lavorato bene in passato, scrivendo testi prima di tutto per gli utenti, non dobbiamo temere questa novità – assicura il team di Tp Technology – Anzi, Google indicizzerà meglio le pagine pubblicate e potremo avere nuovo traffico sul nostro sito».
Ci saranno però aziende che dovranno rivedere il proprio lavoro e la propria strategia. «Dovrà farlo soltanto chi in passato ha redatto articoli pensando esclusivamente alla SEO e a compiacere Google, con l’obiettivo di arrivare più in alto nei risultati di ricerca. Dovranno cominciare a scrivere mettendo al centro le persone e non il motore di ricerca, per offrire contenuti pertinenti».

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